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Cali di mercato e tempi di ripresa

I prezzi delle varie attività finanziarie scambiate nei mercati variano in funzione di tanti elementi che influenzano la valutazione dei singoli operatori. Oltre ai fattori interni ai mercati, esistono tutta una serie di fattori esterni che influenzano le valutazioni delle attività finanziarie. Principalmente questi fattori esterni sono legati alle classiche notizie legate a fatti economici, politici, sociali, eventi naturali, ecc..


Le guerre

La guerra non è solo una questione di eserciti, armi e generali; ma è sempre l'espressione di un conflitto di interessi politico-economici, che ha un profondo impatto sui mercati finanziari.

Nel 1914 l’avvio della Prima Guerra Mondiale portò ad un crollo del Dow Jones pari al 30%. Lo stesso anno il mercato azionario chiuse per ben 6 mesi perché la liquidità arrivò a toccare minimi inimmaginabili. Il mercato però non si fece sconfiggere così facilmente e l’anno seguente la situazione – sorprendentemente – ribaltò e la borsa prese a salire. In totale, dall’inizio della guerra fino al 1918, l’indice Dow Jones aveva guadagnato il 43% (pari all’8,7% annuo).


a stessa dinamica al rialzo si riscontrò nel secondo conflitto mondiale. Il 1° settembre 1939 i nazisti invasero la Polonia, inaugurando – a poco più di 20 anni dalla Prima Guerra Mondiale - un nuovo devastante conflitto. Eppure, all’apertura del mercato azionario USA del 5 settembre, il Dow Jones schizzava a +5% in un solo giorno. Anche l’attacco alla base navale di Pearl Harbor nel dicembre del 1941 non impaurì a lungo il mercato, che scese solo del 2,9% e recuperò tutte le perdite nel giro di 1 mese. Tra il 1939 e il 1945 l’indice Usa guadagnò circa il 50% (1). Stesso copione anche per la Guerra di Corea, che nei 3 anni di svolgimento delle attività belliche (dal 1950 al 1953), vide il Dow Jones crescere del 60%; e della crisi missilistica a Cuba del 1962 che spinse il mondo sull’orlo della guerra nucleare, ma fece registrare alla Borsa americana soltanto un calo dell’1,2% (dopo 1 anno, il Dow Jones era in rialzo del 36%). E lo stesso vale per gli altri conflitti della storia moderna: durante la guerra in Vietnam, il mercato azionario USA guadagnò circa il 43% (una crescita annua del 5%); la guerra in Iraq del 2003 portò ad un rialzo del mercato pari al 30% (che pose fine a quella profonda fase ribassista che caratterizzò a lungo il mercato). In generale l’andamento positivo dei mercati come conseguenza di un conflitto si spiega – secondo Larry Neal, professore emerito di Economia all’Università dell’Illinois – con il fatto che «l’espansione del debito pubblico, dovuto all’incremento della spesa del Governo a sostegno dell’impegno bellico, fa aumentare la quantità di titoli scambiabili. Il che spinge i volumi del business oggetto di potenziale compravendita» (2). Naturalmente questo non significa che ogni guerra abbia un impatto positivo sulle borse: nel 1990 la guerra del Golfo portò ad un crollo dell’indice S&P 500 del 19,9% (3). In ogni caso, la società di brokeraggio Lpl Financial di Boston ha attestato come i cali di mercato generati da una situazione di conflitto sono spesso stati completamente riassorbiti in molto meno di 1 anno (4).

Le catastrofi naturali

Attraverso il database del NOOA (National Center for Environmental Information) è possibile risalire a tutti gli eventi catastrofici (terremoti ed eruzioni vulcaniche) per analizzare l’effetto che hanno avuto sui mercati azionari. Il terremoto nell’Oceano Indiano e i conseguenti tsunami del 2004 uccisero oltre 230.000 persone in 14 paesi, ma non provocarono un effetto immediato sui mercati azionari.


Un ribasso avvenne dopo 20 giorni di negoziazione con lo S&P 500, dopo di che continuò il rally con un rialzo fino al 35%. Similmente il Terremoto di Haiti del 2010 che uccise circa 316.000 persone, non ebbe un effetto immediato sui mercati azionari. Lo S&P500 chiuse con un ribasso massimo del 6.6% dopo 18 giorni di negoziazione, ma successivamente continuò il suo rally rialzista (5). L’Uragano Katrina del 2005 fu “il disastro naturale più costoso nella storia degli Stati Uniti”, con danni per oltre 80 miliardi di dollari. Sorprendentemente lo S&P500 salutò l’uragano con un rialzo pari al 3%. 38 giorni di trading dopo Katrina, lo S&P500 scese del 2.4%. In termini di performance del mercato azionario, l’Uragano Katrina fu solo una nota a piè di pagina. Il terremoto in Giappone del 2011 combinò terremoto, tsunami e fusione nucleare, in una concomitanza di catastrofi che ebbe pochi precedenti nella storia. Nonostante ciò anche questo evento ebbe un effetto temporaneo e solo sul mercato azionario giapponese: il Nikkey perse il 20% nei giorni successivi, ma dopo circa 3 mesi recuperò tutto e partì un rally che nel giro di qualche anno portò a un rialzo del 150%. Basandoci su un’analisi storica di correlazione tra i disastri naturali e il mercato azionario quindi sembra che anche gli eventi catastrofici non alterino le prestazioni del mercato, tanto che neppure l’incidente nucleare a Chernobyl del 26 aprile 1986 ebbe alcun effetto notevole sui mercati azionari.

Mercati finanziari e attacchi terroristici

I fattori che determinino i movimenti positivi o negativi dei mercati sono molteplici. Tra questi sicuramente rientrano gli attacchi terroristici. La storia dei ventisei attacchi terroristici dal 1970 ad oggi ci insegna che, nella media delle casistiche, le principali piazze borsistiche ignorino, o meglio non prendano troppo in considerazione gli attacchi terroristici, come se il fattore “terrore” non incidesse tanto sull’economia quanto più sul “capitale umano” e che quindi incida più sulla paura, sulla perdita della fiducia nel futuro, sul timore a muoversi, viaggiare, investire, o anche uscire di casa.


Ad esempio, nel caso dell’attacco alle Torri gemelle l’11 settembre 2001, ad essere stato attaccato è stato il “capitale fisico”, il palazzo e, nonostante sia stata una tragedia indicibile, gli effetti si sono riassorbiti e gli umani sono tornati attivi, tanto che nell’immediato si sono create nuove domande per edifici, per computer etc. In media, quindi, è stato constatato che le borse ci hanno messo solo 2,8 settimane per tornare ai livelli precedenti all’evento (7) e come l’impatto economico abbia avuto un effetto limitato.

Omicidio del presidente John Kennedy

Il 22 novembre 1963: il presidente Kennedy viene assassinato. Il mondo risente di questo evento entrando nel caos più totale ma i mercati finanziari no.


Nonostante il giorno stesso il Dow Jones sia sceso del 2,9%, il giorno successivo ha ripreso la sua salita, guadagnando il 25% nei 12 mesi successivi. Il mercato azionario, quindi, successivamente all’omicidio, inaugura la sessione con un rialzo del 4,5%. Attacco alle Torri Gemelle L’11 settembre 2001 il mondo si ferma per la paura. Tutti rimaniamo incollati alla televisione dove non si altro che parlare dell’attacco terroristico senza precedenti che ha coinvolto le Torri gemelle e che sembra una vera e propria dichiarazione di guerra. Due aerei si schiantano contro le due Torri provocando la morte di moltissime persone. Nonostante la tragedia umana, come hanno reagito i mercati azionari? In un primo momento le principali piazze borsistiche crollano del 15% in meno di due settimane. La Federal Reserve Bank decise di chiudere il mercato per una settimana. Wall Street rimase chiusa per sei giorni, ripartendo il 17 settembre e il Dow Jones tocca il minimo intraday a 8.755,46 punti. Alla riapertura, però, in soli cinque giorni si scambi, la Borsa riesce a recuperare gran parte delle perdite subite. In sostanza, in questi due eventi, ma come in quasi la totalità degli attacchi terroristici, lo schema che si ripropone è sempre lo stesso: dapprima i mercati registrano una flessione reagendo velocemente e drammaticamente alle notizie negative ma, in un secondo momento, si ha l’andamento opposto, ossia le azioni si riprendono e termina la corsa verso le obbligazioni. La storia, dunque, ci insegna che, nonostante gli attacchi terroristici abbiano un impatto drammatico sul piano umano, gli effetti sulle performance dei mercati azionari risultato di breve durata e limitati. “Così alle notizie cruente non fa seguito alcuna reazione nelle Borse mondiali. Chiamiamolo cinismo. Parliamo di insensibilità. Scandalizziamoci. Ma un aspetto positivo la “freddezza” dei mercati almeno ce l’ha: dimostra che il mondo va avanti anche quando il terrore vorrebbe fermarlo.” (7) Elezioni presidenziali e mercati finanziari Le elezioni presidenziali rientrano nella lista dei fattori che possono influenzare l’andamento dei mercati finanziari di tutto il mondo. Anche in questo caso, prendendo come riferimento le ultime cinque elezioni presidenziali degli Stati Uniti, si può notare come il mercato segua più o meno uno schema: nell’anno elettorale l’economia americana rallenta a causa dell’incertezza e rimane in attesa di capire cosa succederà, per poi ricominciare la sua corsa una volta concluse le elezioni. Dal 2000 al 2016, ad esempio, l'indice S&P 500 ha confermando questa tendenza arrivando a segnare anche un meno sia nel 2000 con George W. Bush, sia nel 2008 con Barak Obama (7). NOTE 1.Panorama, Perché lo scontro Usa-Iran non fa crollare le borse 2.Sole24Ore, Quando e perché la guerra spinge i listini 3.Money.it, Mercati e crisi geopolitiche: quale impatto? I precedenti storici 4.Proiezioni di borsa, Quale potrebbe essere l’impatto di una guerra con la Corea del Nord sui mercati azionari? La storia ci dice che… 5.Panorama, Perché lo scontro Usa-Iran non fa crollare le borse 6.Proiezioni di Borsa, Quale impatto hanno le catastrofi naturali sui mercati azionari? 7. Il sole 24ore

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