I dubbi sulla riforma del copyright


La riforma europea del copyright che dovrebbe venire discussa al Parlamento Europeo in Plenaria la prossima settimana apre interrogativi sulla natura della rete e sulla possibilità che quest’ultima si trasformi in uno strumento di controllo degli utenti. I cittadini che usano la Rete, postano e segnalano informazioni sui social, caricano video ma rischiano di rimanere intrappolati nel controllo che potranno esercitare, a seguito della riforma, i colossi del web e i grandi editori. L’articolo 11 della riforma prevede che le piattaforme del web e gli aggregatori come Facebook, Google News e altri, debbano pagare gli editori per pubblicare contenuti giornalistici protetti da copyright pagando una sorta di “link tax”. L’articolo 13 chiede ai “prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricato dagli utenti” di installare dei filtri che impediscano, attraverso sistemi automatici, di caricare online materiale protetto dal diritto d’autore. I due articoli maggiormente al centro della bufera sono quindi l’11 “Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale” e il 13, “Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiali caricato dagli utenti”. La loro approvazione distruggerebbe tutele essenziali per gli intermediari: piattaforme come Wikimedia , YouTube o DeviantArt diventerebbero responsabili per ogni contenuto ospitato e dovrebbero controllare i diritti di tutti i contenuti pubblicati dagli utenti.

I timori dei consumatori non vengono condivisi dagli editori che danno un parere opposto sulla riforma.

I grandi editori, la Siae e Confindustria Cultura sostengono come “la proposta di direttiva tutela i consumatori evitando che possano incorrere in rischi connessi a violazioni del diritto d’autore, spostando questo onere sulle piattaforme che per prime beneficiano del lavoro degli utenti”.


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