La Borsa metalli di Londra diventa «discarica» dell’alluminio russo


Il London Metal Exchange rischia di diventare una sorta di discarica per l’alluminio russo che, con le sanzioni Usa, è diventato quasi intoccabile.

Quasi 100mila tonnellate di metallo, molto probabilmente in gran parte targato Rusal, sono entrate nei magazzini della borsa londinese che hanno accresciuto del 9,4% le scorte disponibili (on warrant), portandole a superare 1 milione di tonnellate.

Un aumento così rapido e consistente delle scorte è un evento davvero raro. Eppure le quotazioni dell’alluminio, dopo un’iniziale cedimento, hanno ripreso a correre, spingendosi al record da sei anni: 2.331 dollari per tonnellata (tre mesi). Dopo le sanzioni contro Mosca il prezzo è salito di oltre il 15%.

Nell’ultimo decennio le scorte di alluminio sono state a lungo oggetto di speculazioni, che in qualche caso hanno provocato gravi distorsioni sul mercato: il Lme si era ritrovato con magazzini “intasati” al punto che in alcuni casi si erano create attese di anni per il ritiro del metallo.

Le quotazioni in alcune fasi sono rimaste depresse, mentre i premi volavano alle stelle.

Il timore è che, sia pure in termini diversi e per motivi inediti, i problemi possano riemergere. Le stesse banche che hanno finanziato operazioni di carry trade con l’alluminio (a onor del vero oggi meno diffuse di un tempo) a questo punto potrebbero avere fretta di scaricare eventuale metallo di Rusal rimasto come collaterale. Lo schema classico delle speculazioni prevedeva che l’alluminio – comprato fisicamente e subito venduto sul mercato dei futures – venisse depositato in magazzino (al Lme o altrove, in luoghi meno regolati e visibili) per essere impegnato in cambio di denaro.


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