Bitcoin torna a 8mila $. Ora anche Soros e Rockefeller investono in asset digitali


Il Bitcoin è tornato a quota 8.000 dollari, come non accadeva da marzo.

Il nuovo scatto della criptovaluta più scambiata non è isolato, infatti la ventata di rimbalzo ha interessato tutto il comparto la cui capitalizzazione è tornata a respirare sopra quota 300 miliardi di dollari dopo aver toccato un minimo di periodo il 5 aprile a 250 miliardi.

Siamo ancora lontanissimi dagli 800 miliardi di inizio anno ma comunque abbondantemente sopra i livelli di un anno fa quando tutte le criptomonete messe insieme non facevano mezzo miliardo di dollari.

Resta in ogni caso un mercato molto volatile, estremamente complesso e difficile da valutare.

La confusione tra i big regna sovrana tanto che a questo punto fanno notizia i casi di cambio di posizione.

Il noto finanziere George Soros definiva il Bitcoin a gennaio «speculazione allo stato puro» aggiungendo comunque che «le criptovalute sono una tipica bolla basata su un'incomprensione, ma continueranno ad esistere perché usate per riciclare denaro sporco».

A distanza di qualche settimana Soros sembra aver rivisto la posizione, dando disposizioni al suo family office (che vale 26 miliardi di dollari) di avviare il trading di asset digitali.

Anche la famiglia Rockefeller pare abbia avuto un percorso analogo, con l’ingresso di asset digitali nel portafoglio in Vernock ( il venture capital fatto in casa che vale 3 miliardi di dollari ).

Ha cambiato idea anche James Dimon, ad di Jp Morgan che prima ha definito il Bitcoin «una frode» e poi ha autorizzato il trading di criptovalute da parte della sua banca (peraltro citata in giudizio per le alte commissioni applicate).

Il dubbio amletico che divide molti operatori e opinionisti è quale sia il confine tra blockchain (la tecnologia sottostante) e Bitcoin e altre criptovalute che la utilizzano.


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