Glencore prende le distanze da Rusal, non dalla Russia di Putin


Dopo le ultime sanzioni Usa contro la Russia, anche il gigante svizzero delle materie prime, più volte accusato di relazioni disinvolte con Stati canaglia, ha annunciato le dimissioni del suo ceo Ivan Glasenberg dal consiglio d’amministrazione di Rusal e accantonato il piano (peraltro non vincolanti) per scambiare la partecipazione dell’8,75% in quest’ultima con una quota di En+, la holding di Deripaska quotata a Londra.

«Per ora non procederemo con la transazione», ha affermato Glencore, recuperando una parte dei ribassi che aveva accusato lunedì in Borsa. Il titolo –  che era scivolato fino a 329 pence sul listino britannico, il minimo da 4 mesi – ieri ha recuperato oltre il 2%, a 346,50 pence.

«Glencore – prosegue il comunicato – si impegna a rispettare tutte le sanzioni applicabili al suo business e sta prendendo tutte le misure necessarie per mitigare ogni rischio».

Glencore subirebbe al massimo un miliardo di dollari di perdita, stima Bernstein Research, se il valore della quota in Rusal si azzerasse e i volumi di trading fossero perduti e mai rimpiazzati, scenario improbabile perché possiede anche il 47,5% di Century Aluminum, il secondo produttore di alluminio Usa.

I legami con la Russia di Putin sono molto stretti perchè Glencore è azionista anche di Rosneft.


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