L’incognita sui 137 miliardi di CcT «legati» al tasso variabile


A essere direttamente interessata dalla riforma del tasso Libor, e del suo gemello europeo Euribor, e quindi nel processo di revisione del benchmark di riferimento è soprattutto la fetta di debito pubblico italiana indicizzata al tasso variabile.

Una massa di titoli di Stato, quella dei CcT, che secondo le stime del Tesoro vale circa 137 miliardi di euro, quota che di fatto rappresenta la porzione di debito a tasso variabile più elevata a livello europeo.

Storicamente, il Tesoro italiano ha sempre diversificato le proprie emissioni, dando spazio anche a titoli a tasso variabile per arricchire un’offerta che, in larga parte, ha sempre poggiato sul tasso fisso, ovvero BTp. In questo senso i cosiddetti floaters, con il 7% dell’intero stock, rappresentano una quota non trascurabile dell’intero debito pubblico. Peraltro, nel tempo i CcT hanno visto cambiare il benchmark di riferimento da un parametro domestico a uno più europeo, proprio per diventare di maggiore interesse per gli investitori esteri.

Difficile prevedere quale possa essere l’impatto della sostituzione del tasso Euribor, visto che al momento nessuno sa con certezza con quale altro riferimento verrà rimpiazzato, né con quale tempistica


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