Datagate, il «conto» sale a 700 miliardi


Il conto dello scandalo “Cambridge Analitica”, nel settore tecnologico a livello mondiale, ha superato i 700 miliardi di dollari.

Chi ha perso più di tutti è ovviamente Facebook; nelle ultime due settimane il titolo è sceso del 13,7% bruciando oltre 73 miliardi di dollari di capitalizzazione.

L’effetto contagio si è sentito in ogni caso su tutto il comparto: Google, Alphabet e Twitter.

Tutte con lo stesso modello di business: vendono pubblicità mirata sfruttando l’enorme mole di informazioni che ogni giorno regaliamo loro tutte le volte che facciamo una ricerca online o che condividiamo contenuti nella rete social.

Lo scandalo Cambridge Analitica ha messo in luce il tema dell’utilizzo che queste aziende fanno dei nostri dati e dell’opportunità politica di mettere dei paletti a un business cresciuto per anni in pressoché totale libertà. Questo in parte è già successo nell’Unione europea, dove da maggio entrerà in vigore la nuova direttiva a tutela dei dati personali e dove è allo studio la cosiddetta «web tax» per uniformare il trattamento fiscale delle big tecnologiche. Ma anche negli Stati Uniti qualcosa si sta muovendo come dimostrano i recenti attacchi contro Amazon del presidente americano Trump.


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