Metalli affondati dal rischio di guerre commerciali


I venti di guerra commerciale che soffiano dagli Stati Uniti, uniti a segnali di debolezza della domanda cinese, hanno fermato il rally e imposto un’inversione di rotta al London Metal Exchange (Lme): il listino dei non ferrosi – che correva insieme all’economia globale e al sogno dell’auto elettrica – registra ora una perdita di oltre il 6% nel 2018. Quella appena conclusa è la quinta settimana consecutiva di ribasso, una serie negativa che non si verificava da novembre 2015.

L’alluminio, oggetto dei dazi di Donald Trump, è sceso ai minimi da tre mesi: 2.067 dollari per tonnellata nella seduta di ieri, mentre a dicembre sfiorava 2.300 $, al record da 5 anni.

La stessa traiettoria ha seguito anche il rame, barometro forse un po’ ammaccato, ma non ancora inutile dell’economia: volava al massimo triennale, sopra 7.300 $, a dicembre e ora punta verso quota 6.600 $, dopo aver rotto al ribasso (come del resto ha fatto anche l’alluminio) il supporto tecnico della media mobile degli ultimi 200 giorni.

Soffrono anche lo zinco, a lungo superstar delle materie prime, e il nickel: il primo è sceso sotto 3.200 $/tonnellata, il secondo è vicino a 13mila $. Entrambi i metalli sono impiegati soprattutto in siderurgia e anche l’acciaio è nel mirino di Trump.


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