Le tensioni Usa-Iran rilanciano il petrolio: Brent vicino a 70 dollari


Il petrolio si è risvegliato, apprezzandosi di oltre il 5% in due giorni e riportandosi molto vicino ai livelli record di gennaio: il Brent si è spinto a sfiorare 70 $/barile, il Wti ha superato quota 65 $.

Un’accelerazione a fine seduta è arrivata grazie alla Federal Reserve, che ha manifestato forte ottimismo sulla crescita americana e segnalato, dopo il rialzo dei tassi di ieri, ulteriori strette nel 2019 e nel 2020. Ma a riportare gli acquisti sui mercati petroliferi è stata una pluralità di fattori.

Gli Usa hanno di nuovo aggiornato il record di produzione la settimana scorsa, estraendo 10,4 milioni di barili al giorno. Ma le statistiche Eia hanno evidenziato anche un calo consistente e inatteso delle scorte, che ha avuto un deciso effetto rialzista.

Dietro i rialzi del greggio in parte c’è anche lo zampino dell’Opec. I tagli produttivi – volontari o meno – sono sempre più forti, con un’adesione ai tetti che a febbraio è arrivata al 138%. E la promessa di una vistosa riduzione dell’export si sta anch’essa realizzando: la settimana scorsa gli Usa hanno acquistato appena 1,86 mbg da sette Paesi membri del gruppo, il minimo dal 1987 se si estende la comparazione ai dati mensili, gli unici disponibili fino a 8 anni fa.


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