Toys R Us e IHeartMedia: due crack provocati dagli «stregoni» della finanza


Due crack aziendali negli Stati Uniti fanno notizia nelle ultime ore: Toys ”R” Us, il più grande retailer di giocattoli, e IHeartMedia, re delle stazioni radiofoniche.

Toys ”R” Us, già in amministrazione controllata, ha appena informato i dipendenti che andrà alla liquidazione, chiuderà davvero gli 800 negozi americani e forse i 1.600 che ha in tutto al mondo, mettendo a rischio 33.000 dipendenti negli Stati Uniti e 60.000 complessivi.

IHeartMedia, che controlla 850 stazioni nel Paese e ha 17.000 dipendenti, ha annunciato di essere entrata a sua volta in amministrazione controllata con un accordo coi creditori che proverà a dare il via a una drastica ristrutturazione che le consenta in qualche modo di sopravvivere.

Le ragioni si possono ricondurre anche a vecchie abitudini di Wall Street: hanno contribuito allo sconquasso scommesse effettuate nel momento sbagliato su enormi leveraged buyout, le acquisizioni pagate con indebitamento multimiliardario che hanno lasciato le loro “prede” paralizzate da oneri impossibili da affrontare e a corto di risorse quando i tempi si sono fatti più duri.

A far scattare queste scommesse era stata infatti anzitutto l'avidità di deal che promettevano lauti e facili guadagni, in commissioni e altri rendimenti, contando su un clima roseo sui mercati e nell'economia che avrebbe neutralizzato il rischio.

Peccato che questi geni di Wall Street questa volta abbiano azzeccato ben poco: sono stati “traditi” dalla grande crisi finanziaria del 2008 e dall'avanzata del digitale.


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