Fondi attivisti all’assalto in Europa: operazioni in crescita anche in Italia


Già alla fine dello scorso settembre nel Vecchio Continente, secondo le rilevazioni effettuate da Skadden, il numero delle aziende quotate «prese di mira» dai fondi attivisti aveva superato quota 100: una barriera raggiunta e oltrepassata in leggero ritardo rispetto all’anno precedente ma in netto anticipo rispetto a quanto avvenuto nel 2015.

Il fenomeno mostra una certa vitalità, con la maggior parte dei casi concentrati in Gran Bretagna dove l’attivismo si è ormai stabilizzato sui massimi storici (44 casi rispetto ai 43 del 2016), una lieve crescita in Germania (17 contro 16) e Francia (10 da 9) e una flessione in Svizzera (9 da 12 come in Italia).

Se a livello continentale le più vulnerabili agli attacchi appaiono di solito le società a maggior capitalizzazione, in Italia sono ancora le mid cap gli obiettivi «preferiti», seguiti dalle small cap, dalle micro cap e soltanto in fondo dalle large cap: una differenza che dipende probabilmente dalla diversa struttura della nostra industria.

Una significativa e crescente parte degli interventi in Assemblea si deve in ogni caso a investitori non europei.


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