Tra le blue chip europee primi stop al «trading oscuro»


Secondo Bloomberg circa 320 strumenti finanziari quotati in Gran Bretagna da oggi, e per i prossimi sei mesi, non dovranno essere più negoziati nelle cosiddette “dark pools”.

Gli stessi gestori abituati al trading “oscuro” in Francia e Svezia, dove su oltre 60 titoli di società è caduto il medesimo divieto, saranno costretti ad affrontare la novità. Analogamente, seppure in maniera più limitata, agli operatori “dark” italiani.

Le “piscine oscure” sono delle piattaforme telematiche dove l’investitore nuota in una liquidità elettronica senza permettere al resto del mercato di sapere chi compra e chi vende. La loro finalità, in teoria, è di consentire all’operatore di fare trading su singole grandi quantità di titoli senza impattarne la quotazione e cioè di realizzare le cosiddette “grandi spezzature”, evitando di muovere il mercato.

Ma le “dark pools” sono finite al centro di mille polemiche proprio perchè, autorizzate ad importanti deroghe nella pubblicità sulle negoziazioni, possono essere sfruttate dagli investitori per scopi scorretti.

Di qui l’intervento della MiFid2 che ha posto dei tetti massimi ai volumi di contrattazione all’oscuro mentre l’Esma ha fatto i suoi controlli e ha rilevato quali strumenti finanziari sono finiti “oltre” i limiti.


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