La Bce lancia l’allarme sul dollaro debole: rischio di guerra valutaria con gli Usa


La Banca centrale europea teme gli effetti di una guerra valutaria dichiarata dagli Stati Uniti nel nome di un dollaro debole.

È quanto emerge dalla lettura dei verbali della riunione del comitato esecutivo della Bce: una preoccupazione «sulle recenti dichiarazioni in campo internazionale sull’evoluzione dei tassi di cambio e, più in generale, sullo stato generale delle relazioni internazionali». È stata inoltre sottolineata l’importanza di aderire agli accordi sui tassi di cambio che escludono svalutazioni competitive.

Il riferimento alle dichiarazioni rilasciate a Davos da Steven Mnuchin è evidente, al forum svizzero tra i big della finanza il segretario al Tesoro degli Stati Uniti ha detto che «un dollaro debole fa bene agli Stati Uniti da un punto di vista commerciale» aggiungendo che «il dollaro debole è benvenuto».

Non solo la Bce ma in tanti sono convinti che in questo momento sia in atto una sorta di guerra valutaria mascherata con gli Stati Uniti, desiderosi di viaggiare con un dollaro più debole per rafforzare l’andamento economico in una fase molto delicata in cui la Federal Reserve è chiamata a normalizzare i tassi senza evitare scossoni. Politica al momento opposta rispetto a quella della Bce che invece intende mantenere una direzione espansiva.


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