Al via la Fashion week di Milano, in Borsa vincono i creativi


Da ieri a lunedì prossimo Milano sarà capitale mondiale della moda.

Le fashion week, quattro all’anno, servono ad accendere i riflettori su un settore dalla grandissima importanza economico-finanziaria per l’Italia (e la Francia): le sfilate sono solo la punta dell’iceberg.

Dietro a molti dei 160 brand che saranno in passerella o presenteranno negli showroom ci sono aziende o gruppi quotati e alcuni hanno fatto notizia negli ultimi mesi e settimane intrecciando gli aspetti creativi a quelli finanziari.

Parliamo di Moncler, in primis, i cui risultati dei primi nove mesi del 2017 sono stati eccezionali: il fatturato è cresciuto del 16% a 737 milioni.

Quotare un’azienda di questi settori è un po’ come quotare una squadra di calcio: nella maggior parte degli altri comparti legati ai consumi, di nicchia o di massa poco importa, il rischio esiste ma può essere minimizzato; per chi vende beni di moda e di lusso – per definizione superflui – eliminare il rischio è impossibile.

Altro caso è Gucci che nel 2017 ha ottenuto una crescita dei ricavi del 45% a 6,2 miliardi.

Ora davanti a Gucci c’è solo Louis Vuitton, con ricavi 2017 che gli analisti di Bernstein stimano a 9,6 miliardi. Dietro alla maison fiorentina, tutti in passerella nei prossimi giorni, ci sono Prada, il gruppo Tod’s, Ferragamo, reduci da un 2017 con crescite a una cifra e utili fortemente ridimensionati.

Il 2018 potrebbe invece essere l’anno della quotazione di Furla, Versace e forse di Trussardi.


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