Carige, piano di rilancio in tre mosse. Dalla Bce sostegno al management


Tre sono i pilastri su cui si basa la strategia del management di Carige guidato dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino: Derisking accelerato con ulteriore cessione di Npl e aumento delle coperture dei crediti unlikely-to-pay (Utp), realizzazione del piano di taglio dei costi annunciato, rinnovata spinta commerciale sull’aumento dei ricavi con la ripresa degli impieghi e soprattutto delle commissioni da wealth management (risparmio gestito e assicurazioni).

L'obiettivo è quello di accelerare il turnaround della banca per riportare in utile i conti già dai prossimi trimestri.

Il ritorno rapido alla redditività e il derisking sono fondamentali per dimostrare al mercato, dopo le traversie degli ultimi anni, che la banca è «viva» e in grado di produrre utili, aumentando così il valore per gli azionisti nel momento in cui il cda deciderà di sedersi al tavolo per trattare un’aggregazione auspicata dalla Vigilanza della Bce.

È certo che la banca, oltre a rapportarsi col mercato e con un azionariato in evoluzione, è tenuta sotto stretto controllo dalla Vigilanza europea della Bce, che da mesi sta monitorando Carige soprattutto sul funzionamento del consiglio di amministrazione e sui requisiti di professionalità di alcuni consiglieri.

Se la fase di instabilità al vertice pare comunque archiviata, la sfida per la ricerca della redditività e quindi della maggiore valorizzazione della banca è in corso.

La priorità strategica concordata con Bce resta la riduzione del profilo di rischio della banca e quindi è probabile che parte del nuovo reddito venga destinata all’aumento degli accantonamenti per coprire gli Utp.

Senza impatto sul conto economico avverrà invece l’annunciata ulteriore cessione di un miliardo di Npl.


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