Aziende sedute su una montagna di debiti. Peggio che nell’era pre-crisi finanziaria


La politica monetaria espansiva è stata un medicinale salva-vita per l’economia mondiale dopo la crisi finanziaria del 2008 ma ha alimentato degli squilibri, tra cui uno riguardo il debito delle società non finanziarie. Nell’ultimo decennio indebitarsi per le aziende in tutto il mondo è stato conveniente: l’azzeramento del costo del denaro prima e le massicce iniezioni di liquidità poi hanno innescato una vera e propria esplosione delle passività a livello mondiale.

S&P Global Ratings, in un recente rapporto, ha messo in luce come, in un contesto di rialzo dei tassi, ciò costituisca un importante elemento di vulnerabilità, soprattutto perché in circolazione ci sono almeno 24mila miliardi di debito corporate che fa capo ad aziende che hanno un’elevata leva finanziaria. La crescita del debito non è di per sé un problema ma lo diventa se le condizioni a cui il finanziamento è stato contratto peggiorano al punto da renderlo non più sostenibile. Ed è in questo contesto che la leva finanziaria elevata diventa un problema: per le aziende che sono costrette a destinare a spesa per interessi una quota rilevante dei loro flussi di cassa, un incremento anche marginale del costo del denaro può significare insolvenza e, si legge nel rapporto di S&P,in caso di stretta monetaria più rapida del previsto potrebbe innescare un’ondata di default.


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