ETF e MIFID II/SFTR: tra securities lending trasparente e liquidità in crescita, nel 2018 i replica


Il 2018 porta in dote nuove regole per quanto attiene gli obblighi di disclosure e pubblicazione delle informazioni inerenti gli ETF. La maggiore trasparenza delle pratiche di securities lending ( fa parte delle SFT) e una nuova consapevolezza circa la reale liquidità di questi strumenti sono, in prospettiva, sicuramente due degli ambiti più interessati. Con l’entrata in vigore della MIFID II ed in attesa che i regolamenti SFTR entrino in vigore (entro l’autunno, in quanto la MIFID II pur condividendo le finalità non ricomprende questi specifici regolamenti ), gli issuers iniziano la pubblicazione e l’aggiornamento (sul proprio sito internet) dei dati inerenti il prestito titoli per ogni singolo prodotto coinvolto in tale pratica ad e con un livello di dettaglio di gran lunga superiore a quanto finora fornito. Già tenuti ad esplicitare sulla documentazione legale le percentuali inerenti le quote dei profitti del prestito titoli trattenute e quelle invece destinate al fondo (destinate di norma alla riduzione delle fees ai detentori delle quote) nonché le percentuali massime del patrimonio impiegate per policy a tale scopo, gli emittenti propongono ora sui rispettivi siti anche le seguenti informazioni per singolo prodotto: valore del collaterale (% del prestito), rendimento del prestito a 12 mesi (il rendimento netto annualizzato del fondo derivante dalle operazioni di prestito titoli corrisponde alle entrate del fondo provenienti dal prestito titoli nell’arco di un periodo di dodici mesi divise per il NAV medio del fondo relativo allo stesso periodo, ed è logicamente calcolabile solo se il prodotto negozia da almeno 12 mesi), valore medio del prestito (% media dei titoli prestati su base giornaliera diviso per il patrimonio gestito del fondo nei dodici mesi precedenti), massimo prestito ad un anno (% massima del patrimonio prestata in un singolo giorno nei dodici mesi precedenti). Alcuni issuers forniscono un’informativa più completa riportante anche la percentuale attualmente in prestito (in % del patrimonio gestito) , l'ammontare della somma attualmente in prestito, persino il numero di controparti per il prestito titoli la cui esposizione supera il 3% della NAV del fondo. Per un’estesa discussione dell’importanza di queste informazioni nel contesto del lending si rimanda a (https://www.primosegno.com/single-post/2017/07/29/Le-molte-facce-di-un-compromesso-ETF-e-securities-lending). Il collateral deve ora essere esplicitato esattamente come avviene per le informazioni di portafoglio, con report aggiornati che ne esplicitino il breakdown per tipologia delle securities, ripartizione di queste per paese, rating e valuta fino all’elenco completo degli asset e di tutte le controparti (prestatari) del lending ( cadenza mensile). La maggiore trasparenza che oggi è dunque osservabile nel securities lending assume particolare importanza in quanto la già agguerrita concorrenza tra issuers in tema fees potrebbe trovare, proprio nel prevedibile maggiore impiego del lending, ulteriori margini di continuazione, questo nonostante i dubbi già espressi dalle agenzie di rating sulle implicazioni negative di regimi commissionali troppo ridotti sul credit standing degli emittenti stessi. Se negli Stati Uniti il ricorso al securities lending è diffuso e quantificabile in circa il 30% dell’offerta ETF presente sulle borse, in Europa, mercato con una crescita maggiore ma ancora lontano dalla maturità e dall’integrazione, l’impiego non va oltre il 5% dei prodotti, risultando, anche per questi strumenti, utilizzato su quote di portafoglio ben al di sotto dei limiti di legge( per iniziativa degli stessi emittenti). La nuova normativa va anche ad alzare il velo sui reali volumi di negoziazione degli ETF sia all’interno dei circuiti regolamentati sia al di fuori, ossia OTC. Sull’Over The Counter, ossia tra investitori istituzionali, sono scambiati i quantitativi in assoluto più ingenti in quanto, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti dove il mercato ETF di borsa è di gran lunga il più sviluppato, in Europa i principali investitori in questi strumenti sono appunto istituzionali. Tuttavia, questo mercato non è ad oggi ne trasparente ne regolamentato. Le nuove regole sul reporting costringeranno gli investitori istituzionali a notificare alle autorità competenti i dettagli degli ordini e dei trade operati su questi strumenti portandone in evidenza i reali volumi di negoziazione e una liquidità fino ad ora sommersa. Il venir meno dei privilegi OTC, insieme con la riduzione delle fees per il retail, spingerà molti istituzionali a considerare i canali regolari come un’alternativa interessante se non addirittura necessaria per rispettare i nuovi obblighi di trasparenza. Come in un circolo virtuoso (o vizioso?), gli ETF, una volta percepiti come più liquidi, potranno ampliare la già vasta gamma di impieghi che oggi li caratterizza, ad esempio per quanto riguarda il massiccio impiego nell'inedita veste di collateral per svariate operazioni, tra le quali il lending stesso. Sempre in merito alla diffusione degli ETF, è bene considerare che anche i gestori attivi, obbligati dalla MIFID II ad esplicitare con chiarezza di gran lunga maggiore i regimi commissionali dei loro prodotti si troveranno in forte difficoltà nel giustificare elevate spese di gestione di fronte a TER inferiori allo 0.10% su ETF plain vanilla, questo soprattutto se le tendenze in atto sui mercati non dovessero mutare nell’anno in corso riconfermando il primato dei replicanti anche a livello di performance. In tal senso, anche il venir meno delle commissioni retrocesse alla rete di distribuzione andrà a riassorbire in parte un conflitto d’interessi tra banche e clientela fin troppo evidente ( e favorevole alla gestione attiva) che fino ad oggi non ha lasciato agli ETF lo spazio meritato. Si tratta di considerazioni in grado di spingere ancora più in alto la domanda retail di ETF, già ai massimi storici secondo le ultime stime iShares.


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