Antitrust boccia la proposta di equo compenso per i professionisti


Le norme sull’equo compenso per tutti i professionisti, se effettivamente introdotte, ripristinerebbero, di fatto, le tariffe minime, già bocciate dal sistema, «non risponde ai principi di proporzionalità concorrenziale» e si pone «in stridente controtendenza con i processi di liberalizzazione» che hanno riguardato anche «il settore delle professioni regolamentate». Il parere non è vincolante, ma potrebbe indurre il governo, intenzionato a far licenziare il dl fiscale «blindato», ad apportare modifiche al testo nel passaggio a Montecitorio.

Ciò comporterebbe al reinserimento di un ostacolo alla concorrenza di prezzo tra professionisti.

Con l’equo compenso, in particolare, secondo l’Antitrust, «viene sottratta alla libera contrattazione tra le parti la determinazione del compenso dei professionisti (ancorché solo con riferimento a determinate categorie di clienti)», mentre «sarebbero i newcomer», gli ultimi arrivati sul mercato delle professioni, «ad essere pregiudicati dalla reintroduzione di tariffe minime» perché «vedrebbero drasticamente compromesse le opportunità di farsi conoscere sul mercato e di competere con i colleghi affermati».

«La reintroduzione di prezzi minimi cui si perverrebbe attraverso la previsione ex lege del principio dell'equo compenso finirebbe per limitare confronti concorrenziali tra gli appartenenti alla medesima categoria, piuttosto che tutelare interessi della collettività», scrive ancora l'Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella.


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